La storica partita di Serie A tra AC Milan e Como, programmata per febbraio al Perth Stadium, è stata ufficialmente cancellata a causa di rischi finanziari e di severe condizioni regolamentari. L’incontro avrebbe rappresentato il primo match di un campionato europeo per punti disputato fuori dai confini nazionali, ma il progetto si è arenato nelle ultime ore. La decisione è arrivata con un annuncio congiunto tra il governo dell’Australia Occidentale e la Lega Serie A.
In una nota comune, le parti hanno spiegato che gli sforzi per mantenere l’evento in calendario sono stati intensi e prolungati. Tuttavia, i costi complessivi e le richieste poste dagli organismi calcistici continentali sono risultati insostenibili. Le autorità hanno sottolineato che non era possibile procedere senza esporre il governo statale e la Lega a rischi economici ritenuti inaccettabili.
Elemento chiave nella cancellazione sono state le condizioni imposte dalla Confederazione calcistica asiatica, chiamata a esprimere il proprio via libera alla disputa della gara in territorio australiano. Secondo la Lega Serie A, nelle ultime ore si sarebbe verificata una “escalation” di richieste considerate eccessive e non conciliabili con l’organizzazione dell’evento. Proprio queste nuove pretese hanno reso “impossibile” portare in scena la partita a Perth l’8 febbraio.
Il presidente della Serie A Ezio Simonelli ha definito la rinuncia una “occasione mancata” per la crescita internazionale del campionato italiano. La gara, infatti, avrebbe avuto un forte valore simbolico e commerciale, coinvolgendo tifosi e sponsor su un palcoscenico extraeuropeo. La scelta di annullare l’evento chiude così un percorso segnato da annunci, rinvii e continue verifiche regolamentari.
Dal canto suo, il governo dell’Australia Occidentale ha rimarcato come la tutela delle finanze pubbliche sia stata un criterio decisivo. La ministra dello Sport e del Tempo Libero Rita Saffioti ha spiegato che non si intendeva esporre lo Stato a un livello di rischio giudicato “inaccettabile”. Allo stesso tempo, ha criticato l’eccessiva burocrazia e le complicazioni legali che hanno circondato il dossier, parlando di “politica del calcio” e ostacoli normativi crescenti.
Il premier Roger Cook aveva già definito complesso l’accordo nelle scorse settimane, evidenziando la necessità di un ritorno economico chiaro per i contribuenti. Le valutazioni del governo si sono concentrate sull’impatto turistico, sulla promozione internazionale della destinazione e sul rapporto costi benefici. Alla fine, la somma dei vincoli e dei potenziali oneri ha portato alla scelta di non proseguire.
Nonostante la cancellazione, le autorità locali hanno rivendicato un effetto positivo in termini di visibilità mediatica. Perth, infatti, è stata al centro del dibattito calcistico globale per mesi, venendo citata da media europei e internazionali come possibile sede di un evento storico. Secondo il governo, questa esposizione ha rafforzato l’immagine della città come luogo capace di ospitare appuntamenti sportivi di alto profilo.
Per la Serie A, lo stop al progetto australiano si aggiunge al precedente dei tentativi falliti di altre leghe europee di portare partite ufficiali all’estero. La vicenda riapre il dibattito sui limiti regolamentari e politici che circondano le iniziative di internazionalizzazione dei campionati. Milan e Como, intanto, dovranno ricalibrare la propria programmazione sportiva, mentre il sogno di vedere una gara di Serie A a Perth resta, almeno per ora, solo un’ipotesi sfiorata.